FLAVIO OLIVA | Documentary Filmmaker

Segreti di Famiglia

Nuova luce sulla civiltà Picena

Una necropoli scoperta in provincia di Fermo può svelare nuovi particolari su usi e costumi dell'antico popolo italico.

A partire dal VI secolo a.C. la deposizione dei defunti avveniva ponendo il corpo sul fianco destro e le gambe flesse, con il corredo vascolare e una parte degli altri oggetti collocati ai piedi. Tra i manufatti rinvenuti anche un gran numero di rocchetti da filo, testimonianza delle attività domestiche svolte in vita dalla donna, dunque probabilmente proprietaria di un telaio.

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Reportage pubblicato sul National Geographic Magazine 
Testo e fotografie di Flavio Oliva

Dalla scoperta di una necropoli picena emergono i segreti di famiglia.
E’ quanto gli archeologi sperano di svelare dalle venti sepolture rinvenute a Torre di Palme nel comune di Fermo nelle Marche.
La scoperta è avvenuta nel mese di Febbraio, durante le fasi di scavo in una zona agricola per la costruzione di un gasdotto dell’Edison.
L’eccezionale ritrovamento ha riportato alla luce una porzione di necropoli picena del VI secolo A.C.
Tra le tombe nobiliari di quella che molto probabilmente era una famiglia allargata di guerrieri, donne benestanti adornate da pregiati manufatti in bronzo e bambini, emerge una deposizione femminile accompagnata da un corredo di rara ricchezza. Era adagiata su un letto di pietre con tracce di legno, probabili resti di una sorta di lettiga e forse protetta da una copertura che ha mantenuto l’integrità dei resti. Doveva essere stata in vita una figura di alto rango all’interno della comunità, forse con un ruolo anche in ambito rituale”.


Anellone piceno in bronzo a quattro nodi.
Forse legato al simbolo della fertilità.

Lo scheletro della donna di rango più elevato era l’unico adagiato su un letto di pietre. La perfetta dentatura fa pensare che consumasse cibi cotti e che gli ornamenti del corredo funebre fossero stati in realtà oggetti cosiddetti “da parata”, indossati cioè solo in occasioni speciali.

A suggerire questa ipotesi è la presenza fra gli oggetti del corredo funebre, di una bacchetta d’osso finemente decorata, oltre all’emblematico anellone piceno considerato da alcuni studiosi simbolo di fertilità.

“Lei stessa è un libro! Lo studio della necropoli ed in particolare delle centinaia di oggetti di questa figura di spicco forniranno certamente nuovi e importanti dati sui Piceni per come oggi li conosciamo”, afferma Giorgio Postrioti, archeologo della Soprintendenza delle Marche.

E’ infatti solo in parte conosciuta la struttura sociale di questa civiltà preromana, ma grazie allo scavo accurato e alle tecnologie utilizzate nelle fasi di restauro ed analisi, forse anche con la ricostruzione facciale dell’enigmatica figura, l’archeologa Laura Foglini, responsabile dello scavo è convinta che sarà possibile ricavare dati sociologici utili a comprenderla meglio.

A suggerire questa ipotesi è la presenza fra gli oggetti del corredo funebre, di una bacchetta d’osso finemente decorata, oltre all’emblematico anellone piceno considerato da alcuni studiosi simbolo di fertilità.

“Lei stessa è un libro! Lo studio della necropoli ed in particolare delle centinaia di oggetti di questa figura di spicco forniranno certamente nuovi e importanti dati sui Piceni per come oggi li conosciamo”, afferma Giorgio Postrioti, archeologo della Soprintendenza delle Marche.
E’ infatti solo in parte conosciuta la struttura sociale di questa civiltà preromana, ma grazie allo scavo accurato e alle tecnologie utilizzate nelle fasi di restauro ed analisi, forse anche con la ricostruzione facciale dell’enigmatica figura, l’archeologa Laura Foglini, responsabile dello scavo è convinta che sarà possibile ricavare dati sociologici utili a comprenderla meglio.

A suggerire questa ipotesi è la presenza fra gli oggetti del corredo funebre, di una bacchetta d’osso finemente decorata, oltre all’emblematico anellone piceno considerato da alcuni studiosi simbolo di fertilità.

“Lei stessa è un libro! Lo studio della necropoli ed in particolare delle centinaia di oggetti di questa figura di spicco forniranno certamente nuovi e importanti dati sui Piceni per come oggi li conosciamo”, afferma Giorgio Postrioti, archeologo della Soprintendenza delle Marche.
E’ infatti solo in parte conosciuta la struttura sociale di questa civiltà preromana, ma grazie allo scavo accurato e alle tecnologie utilizzate nelle fasi di restauro ed analisi, forse anche con la ricostruzione facciale dell’enigmatica figura, l’archeologa Laura Foglini, responsabile dello scavo è convinta che sarà possibile ricavare dati sociologici utili a comprenderla meglio.

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