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ADAM

I satelliti potrebbero predire il nostro futuro

Il giro del Globo ogni 16 giorni

CHI E’ ADAM ?
Il 14 agosto del 1959, il satellite americano Explorer 6 scattò la prima fotografia della Terra. A 50 anni di distanza dal quel primo ritratto, il nostro pianeta è stato fotografato milioni di volte, ogni 16 giorni in cui i satelliti compiono l’intera rotazione orbitale, estendendo la nostra capacità di osservazione e comprensione dei fenomeni naturali.
Con più di 20.000 satelliti in orbita Geostazionaria raccogliamo miliardi di immagini della Terra. Queste acquisizioni sono oggi chiamati: “BIG DATA”.

All’inizio dell’Era spaziale, nessuno poteva prevedere di dover gestire tutti questi dati satellitari, fino a quando ci si rese conto che attraverso l’analisi di queste immagini distanziate negli anni si potevano osservare dei cambiamenti, offrendo agli scienziati la possibilità di ipotizzare scenari futuri e “teoricamente”, prevedere fenomeni naturali di ogni tipo.

Adam è lo strumento del presente e del futuro per l’analisi dei Big Data. E’ in grado di elaborare infinite immagini di una serie temporale di oltre 20 anni di acquisizioni in pochi secondi, Adam è una piattaforma informatica capace di prevedere e combattere ogni genere di minaccia, dai fenomeni naturali alla lotta anti terrorismo.
Ad oggi, piattaforme come Adam sono gli strumenti di riferimento delle Agenzie spaziali NASA ed ESA.

adam platform

Cosa racconta il film di ADAM

SINOSSI: La storia di Adam si sviluppa in tre archi temporali. Futuro, passato e presente sono la linea concettuale che unisce l’artefatto filmico con la realtà. Yvette, un’anziana scienziata in un futuro alternativo è il messaggero del cambiamento, raccontando il passato e il presente di lei giovane e autrice coinvolta nell’avvento di Adam e nell’ultimo atto dell’arco narrativo in cui Yvette e gli altri autori descrivono l’evento nel nostro presente che segnerà la svolta del futuro.

Adam è una membrana temporale che trascende il tempo definito dalle dimensioni. Più il tempo scorre e più le dimensioni aumentano. Usa il tempo come metafora delle serie temporali dei dati satellitari.
La trama di Adam si espande e si ritrae tra passato, presente e futuro in una visione filmica concettuale tra realismo e racconto classico.

Altera lo sviluppo della trama utilizzando archetipi dalle false interpretazioni, disconnettendosi spesso dalla linearità narrativa con interferenze temporali.  Anche l’inserimento del cubo di luce, presente in ogni schema temporale del film è un “Mcguffin” che gradualmente si appropria dei personaggi che attraverso di esso rivelano la tecnologia dietro al progetto Adam.

Il "McGuffin" di ADAM

Il cubo è la trasposizione della realtà da cui si sviluppa la tecnologia Data Cube. Un sistema basato su Database multidimensionali. Nel Film, il cubo si espande e si dilata inglobando le dimensioni del tempo fin dalla prima sequenza in cui il cubo ruota nello spazio multidimensionale fisico e astratto.

L’utilizzo di questo oggetto non rappresenta particolare importanza nello svolgimento della storia del film ma costituisce l’intrigo che si manifesta nella realtà caotica dei BIG DATA, contrapposta alla soluzione filmica proposta attraverso ADAM e quindi l’idea di cubo multidimensionale, “Data Cube” come soluzione.
Non a caso l’ultima scena riavvolge il tempo inglobando tutto e tutti.

GLI EFFETTI SPECIALI

Cubi luminosi

Esistono due versioni del cubo. Il primo è una versione in legno di 3 moduli componibili di 2 metri e mezzo di lunghezza per 1 metro di altezza, dipinti di nero all’esterno e bianco all’interno. Una volta assemblato e lasciata una fessura tra i tre moduli, l’oggetto veniva posizionato su un binario che lo faceva scorrere in avanti verso la telecamera. All’esterno erano posizionati 3 pannelli di luce brandeggiabili che componevano il movimento dei raggi di luce all’interno del cubo.

Il secondo cubo rappresentava l’idea tangibile e plasmabile. 10cm x 10cm il cubo è un oggetto di elettronica e artigianato. Progettato per essere utilizzato in diverse location, il cubo doveva emettere luce dall’interno. Costruita la cassa di legno su 4 lati, il top e la parte inferiore sono stati costruiti con resine fluorescenti in modo da far filtrare la luce. Le componenti elettroniche erano assemblate in uno “chassis” successivamente inglobato a scomparsa nel cubo di legno. Il circuito era formato da 6 led da 10 watt ognuno, la cui intensità e colore era gestita da un radiocomando a potenza variabile. Il sistema di alimentazione era fornito da 6 pile ricaricabili da 9V. il tutto poi contenuto nel cubo di legno con i coperchi in resina removibili con un sistema di chiusura a calamita.

La Terra vista dallo Spazio di uno studio

Per comporre una sequenza descritta nella sceneggiatura, era necessario riprodurre alcuni scenari della Terra vista dallo spazio ma che fossero molto più simili ad una “strisciata satellitare”. Sono stati realizzati tre scenari in miniatura su dei pannelli di legno. I set in scala rappresentavano alcune zone del pianeta abbastanza grandi da contenere interi corsi d’acqua. All’interno di questi canali veniva versato un colorante liquido denso che scorresse come un fiume visto dallo Spazio mentre la telecamera, montata su un braccio stabilizzato (DJI Ronin) compiva un movimento di rotazione e traslazione. Una macchina per il fumo da cui usciva un flusso di ghiaccio secco completava la scena del passaggio tra le nuvole.

Fenomeni "liquidi" dallo Spazio

L’impresa più ardua era rappresentata dall’esigenza di osservare i fenomeni naturali su vasta scala visti dallo spazio, dato che non esistono sequenze video satellitari, era necessario ricostruire delle scene che riproducessero l’impatto dei fenomeni naturali in un lasso di tempo da 20 anni in pochi secondi.

Per farlo è stata adottata una tecnica artistica che consisteva nel ricreare con colori densi, porzioni di viste satellitari su lastre di vetro. Una volta completata l’opera, la lastra veniva basculata su dei supporti lasciando cadere il liquido e manipolandolo attraverso un getto d’aria a pressione.

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